Parlando di Popoli I

Siria, episodio I
Vorrei raccontarvi una Siria vissuta, una Siria che non c’è nella narrativa politicizzata attuale, una Siria in cui ho vissuto e la quale ho vissuto.
Sono nata nel 1979 nella piccola città costiera di Jable, provincia di Lattakia. I miei 27 anni vissuti interrottamente in Siria sono trascorsi tra Damasco, Lattakia e 2 anni ad Aleppo (per studio). Una vita vissuta con tre donne straordinarie, tre grande donne lavoratrici, la nonna, la zia materna e la mamma. La nonna è una contadina, una grande produttrice di olio siriano extra vergine. L’olio denso con il sapore che tende all’amaro e l’odore affettuoso; il suo olio era la sua fierezza. La nonna mi raccontava come era difficile la vita prima della nazionalizzazione dei terreni agricoli, parlava di usurai e dei Bek (signori feudali). La zia è un avvocato civile, all’epoca era ancora studentessa all’Università di Damasco (una delle più antiche università del mondo arabo) e al contempo lavoravo in un’ente statale. La mamma faceva l’infermiera in un ospedale a Damasco. Quando ero piccola, la mamma mi portava con sé all’ospedale dove lavorava. L’ospedale non era, per me, un luogo associato alla malattia o alla malinconia, anzi, era il regno delle infermiere con la loro eleganza e la loro simpatia, le adoro, In Siria le chiamiamo ” gli angeli della clemenza ” a hanno la loro giornata nazionale.
In estate andavo dalla nonna in montagna, le montagne di Lattakia sono un pezzo di paradiso, lì accompagnavo lei e gli zii alla raccolta di olive, noci, uva e ficchi. Tutto è calmo e sicuro. La casa dei nonni si affaccia sul fiume e la quercia che penetrava la terrazza copriva tutta la casa fino al tetto. La quercia ora non c’è più, era necessario tagliarla per ristrutturare la casa.
A Damasco, la vita scorreva a ritmi veloci, scuola e vita sociale. Chi mi ha formato fu la zia, mi portava con sé ovunque, all’Università, al lavoro, dai amici, ai mercati e al cinema. Lei è una grande pasionaria di politica, diritti e di calcio, guardavo con lei e gli zii tutte le partite del campionato siriano e quello europeo. La nostra giornata iniziava alle 06:00 di mattino e con il caffè e le canzoni di Fairuz, ci preparavamo, la mamma e la zia al lavoro e io a scuola . A scuola, eravamo misti, ragazze e ragazzi, Musulmani e Cristiani, Alawiti e Drusi. Da piccoli non eravamo coscienti alle nostre differenze religiose, crescendo diventammo più consapevoli. Alla Scuola media, parlavo con la zia spesso di politica e di diritti, lei era già specializzata in Diritto di famiglia ossia lo Statuto Personale.
Con la zia e i suoi amici assistevo ai grandi dibattiti sui diritti della donna, sulla corruzione, sulla laicità dello Stato e sulla religione, su quello che andava e quello che non andava. Le sue idea fisse erano la modifica del Diritto di famiglia e la Laicità totale dello Stato. Diceva sempre: “è difficile abolire la poligamia e il ripudio, i religiosi e i conservatori musulmani non celo permettono, stanno crescendo e il loro potere sta crescendo, stiamo rischiando ….”, non capivo cosa intendeva esattamente. alcuni anni dopo all’Università ho cominciato a notare la crescita dei costumi wahabiti e degli uomini barbuti e delle donne velate. (non sono contro le donne velate, sono contro il velo per quello che rappresenta di conservatorismo religioso).
La zia mi insegnava che“ lo Stato non deve avere una religione, lo Stato è come il Dio, è per tutti”
A scuola ci insegnavano la costituzione del 1970 (anno in cui Assad padre arrivò al potere) “Lo Stato garantisce alle donne pari opportunità che permettano loro di partecipare attivamente alla vita politica, sociale, culturale ed economica del paese. Lo Stato rimuove ogni ostacolo che impedisce il sviluppo delle donne e la loro partecipazione per costruire la società siriana”.
A scuola ci insegnavano che il riconoscimento del diritto di voto alle donne siriane fu nel 1949.
A scuola ci insegnavano che le donne siriane hanno ottenuto il diritto di accedere agli uffici pubblici ed alle cariche elettive nel 1950.
A scuola ci insegnavano che noi tutti siamo uguali e siamo siriani, il nostro slogan mattutino prima di entrare nelle nostre classe era e lo’è fino ora: “ una nazione unita, libera e socialista”.
A scuola ci insegnavano che la nostra indipendenza e la nostra liberazione del protettorato colonialista francese furono grazie a tutti i siriani, Drusi, Alawiti, Musulmani, Cristiani e Ismailiti.
A scuola ci lasciavano liberi di partecipare o no alla lezione di educazione religiosa nelle scuole miste.
A scuola ci insegnavano una materia che si chiama, l’educazione nazionale socialista.
Sono cresciuta con questa fede: “Lo Stato, lo Stato garantisce, lo Stato è il garante”……

Continua ..

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