Parlando di Popoli II

Siria, episodio II
All’ospedale principale di Damasco ” Mugtahed” ha lavorato mia madre per 30 anni, i colleghi e gli amici erano di vari segmenti religiosi. La migliore collega nonché amica della mamma, era palestinese siriana e la sua famiglia era di matrice Nazionalista siriana ( Partito Nazionalista Sociale Siriano). La Siria è il principale paese arabo che ha aperto le sue porte ai Palestinesi senza se e senza ma; lo Stato siriano ha concesso a loro tutti i diritti di cittadinanza alla pari con i Siriani; la prima filastrocca che ci insegnavano e ci insegnano tutt’ora alla scuola elementare è ” Palestina è casa mia e la via della mia Vittoria”. I miei fratelli (non mi piace il termine fratellastri) da parte della mamma, sono palestinesi-siriani (il secondo marito della mamma è palestinese). Era gioioso andare a trovare l’amica di mamma al Mukhaiyam e fare delle passeggiate e gli acquisti nei grandi e piccoli negozi. A Damasco ci sono due grandi quartieri di maggioranza palestinese, i due Campi di Yarmuk e Palestina; il nome è simbolico perché non si tratta affatto di campi, anzi erano due grandi quartieri popolari e commerciali. L’amica di mamma è una donna minuta ma aveva i capelli più belli del mondo, amavo pettinarli mentre lei leggeva i fondi del caffè. Andare a trovarla significava vivere un rito di massimo coinvolgimento, il rito del caffeomanzia, questo rito univa amici e famiglia e non era esclusivo per le donne, anche i fratelli di lei partecipavano, anzi erano più impazienti a sapere qualcosa del futuro che riguarda spesso il lato sentimentale. Prevedere il futuro tramite le figure assunte dei fondi del caffè non era destinato ai piccoli e non era concesso a me e ai nipoti dell’amica di mamma di partecipare, ma noi , piccoli diavoletti, riuscivamo sempre a farne parte, la parte degli spettatori.
Durante la guerra, i terroristi hanno occupato il Mukhaiyam dichiarandolo un emirato islamico e hanno saccheggiato la casa dell’amica di mamma. Lei con la famiglia sono trasferiti a Lattakia.
All’ospedale, ho conosciuto Rami, il figlio del Capo cardiologi. Rami aveva la sindrome Dawn e faceva il collaboratore infermieristico. Era il braccio sinistro di mia madre (lei era Capo infermieri unità chirurgia toracica), Rami e io passavamo ore a piegare le garze e sistemarle nei contenitori prima di mandarle alla sterilizzazione. Alla mamma non piaceva come piegavo le garze e mi diceva: “lasci che Rami ti insegni ! impara da Rami come mettere in ordine le scatole di medicina nei loro scompartimenti, segui Rami!” Io ero gelosa di Rami, lui era il punto di riferimento per i medici e le infermiere, lui sapeva trovare qualsiasi cosa, aveva una memoria impeccabile e si accorgeva subito della mancanza di qualsiasi scatola di medicina o di qualsiasi strumento chirurgico e denunciava il fatto subito a mia madre .Rami conosceva i segreti di tutti e l’umore di tutti. Mi avvisava appena arrivavo dell’umore della mamma e se era il caso di chiederle qualcosa, Era facile a tutto il personale riconoscere il buon operato di Rami. Quando ho fatto il servizio civile, ho scelto questo ospedale ma l’Istruttrice mi ha assegnato a un altro settore, io trovavo sempre l’occasione per fare un salto e salutare Rami e mangiare i panini di formaggio che mi preparava e che soltanto lui sapeva preparare. Rami ha vissuto fino a 50 anni. l’ultima volta che l’ho visto era nel 2009, lui era lì come sempre, collaboratore infermieristico dell’unità chirurgia toracica.
All’ospedale, è morto il padre della mia miglior amica, eravamo al secondo anno all’università, lei è di una famiglia damascena conservatrice, ad essere sincera , la famiglia della madre è conservatrice invece il padre era tutt’altro che conservatore. Lui rimproverava sempre le sue figlie per avere indossato il velo e diceva loro ” questo straccio non vi aggiunge nulla e non indossarlo non vi toglie nulla, a cosa serve?? Quando ho conosciuto vostra madre era senza velo e indossava la minigonna…. ” . Il papà della mia migliore amica era un laico spontaneo, quella laicità non ideologizzata, quella della gente semplice che vive la sua quotidianità come dovrebbe viverla ogni essere intelligente. Parlavamo a lungo, lui , lei e io, lui mi voleva molto bene. Quando ha avuto l’infarto, mia madre ha insistito ad occuparsene, al terzo giorno del suo ricovero, sono andata a trovarlo accompagnata dalla mia amica, invece di trovarlo nella sua stanza abbiamo trovato mia madre e abbiamo capito che lui non c’era più. Sono rimasta con la mia amica per il primo giorno di lutto ma non ho potuto resistere al suo dolore e ho deciso di tornare a casa; ho sofferto di attacchi di panico per i successivi tre mesi. Anni dopo, la mia migliore amica ha sposato un uomo giordano di matrice integralista fanatica. Lui ha chiesto a lei di scegliere tra l’amica alawita (me) o lui. Ora, io e la mia migliore amica non siamo più amiche.

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