أُحِبُّكَ حُبَّين Ti amo di due amori

أحبك حبين : حب الهوى           وحـب لأنك أهـل لِـذاكَ

فأما الذي هو حب الهوى           فشغلي بذكرك عمّن سواك

وأما الذي أنت أهلٌ له               فكشفك للحجب حتى أراك

فلا الحمد في ذا ولا ذاك لي        ولكن لك الحمدُ في ذا وذاك

رابعة العدوية

Ti amo di due amori: un amore di desiderio e un amore perché tu sei degno di essere amato.

L’amore di desiderio è che nel ricordo di te, io mi distolga da chi è altro da te.

L’amore di cui tu sei degno, è che tu tolga i veli perché io ti veda.

Non lode a me né nell’uno né nell’altro, ma lode a te in questo come in quell’amore

RABI’A Al-ADAWIYYA

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NON SI FINISCE MAI DI IMPARARE L’ARABO

#Arabo #Lingua_Araba
Testimonianza (2 )
Antonia Laterza : Ho deciso di studiare l’arabo perché mi sono innamorata del Libano e dei suoi abitanti, quasi 10 anni fa , durante un primo viaggio a cui ne sarebbero seguiti un’altra ventina. Il Libano è stata una porta che mi ha fatto entrare in un mondo prima a me sconosciuto, quello dei paesi del Medio Oriente e della loro storia e cultura. Ho deciso di studiare antropologia e specializzarmi in Medio Oriente e accostandomi agli usi e ai costumi mi sono inevitabilmente avvicinata alla lingua che mi ha subito affascinata. Soprattutto per i suoni, così nuovi e forti.
Credo che ognuno di noi possa avere affinità diverse con le lingue basate sulle persone che si incontrano che parlano quella lingua, sul suono che può risultare dolce o ostico a seconda di chi ascolta e non per ultimo, spesso, agli stereotipi che abbiamo sulla cultura che viene espressa tramite quelle parole. Così, lo ammetto, sicuramente all’inizio sono stata anch’io vittima del fascino ‘orientalista’ (le stampe del deserto, i profumi dell’ambra, la danza del ventre e via dicendo). Ma poi, col tempo, e con lo studio, penso di aver imparato ad apprezzare la magia dell’arabo, la sua differenza dall’italiano nell’essere, a mio avviso e per la ancora limitata conoscenza che ne ho, una lingua più pragmatica, più assimilatrice e al tempo stesso più ‘poetica’, a tratti quasi infantile – ma in modo bello.
Dell’arabo tuttavia il mio rimpianto maggiore è quello di non conoscere nessuno dei dialetti a fondo ma solo l’arabo moderno o ‘standard’ come viene spesso definito. Una cosa è parlare la lingua di tv, banchi di scuola e giornali e una cosa quella viva delle strade, delle case… Il bello però è che, dopo un’iniziale scoglio fonetico e morfologico dovuto al diverso alfabeto e al modo di legare le lettere, il processo di apprendimento non è poi così difficile, anche se a sentirlo parlare inizialmente può sembrare un universo a parte. Da qui l’espressione italiana ‘è come se parlassi arabo per me’ per intendere che non si è compreso nulla di un discorso – cosa che mi diverto a smontare ogni volta che viene tirata fuori!
Penso che l’arabo sia una lingua polimorfa, dai diversi dialetti e influenze che ha sviluppato e acquisito nel tempo fino alle diverse pronunce e all’arabo scritto e l’arabo parlato… ecco, forse anche questo mi attira così tanto. L’idea che non si finisca mai di imparare.
Dicono che il libanese sia un dialetto molto ‘dolce’. Sarà che è il primo arabo che le mie orecchie abbiano mai ascoltato davvero.

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Faccio l’insegnante di Arabo 

Faccio l’insegnante di Arabo,

L’Arabo non è soltanto la mia lingua madre ma anche il soggetto dei miei studi universitari sulle lingue semitiche di cui fa parte l’Accadico, l’Aramaico, l’Ebraico, l’Arabo, l’Eblaita, l’Ugaritico …., studiando il contatto tra queste lingue sorelle, capì che la lingua Araba rappresenta la continuità naturale di tutte le lingue semitiche precedenti e contemporanee ad essa. L’Arabo oltre ad essere una lingua di prestigio religioso, è la lingua di una grande produzione letteraria e di una magnifica civiltà che ha arricchito l’umanità.

Ciò che aumenta la mia fortuna è il mio essere siriana, cioè avere insieme all’Arabo, in quanto lingua madre, un complesso dialettale e linguistico della zona siriana che in sé rappresenta tutte le forme di sopravvivenza linguistica delle lingue storiche della zona.

Faccio l’insegnante di lingua e cultura araba dal 2008. Sono soddisfatto e fiera. La mia prima studentessa era la mia Prof. all’Università di Roma I “La Sapienza” Professoressa Stefania Mazzoni che grazie al suo amore infinito per la Siria, mi ha incoraggiato e sostenuta insieme al suo marito nonché il mio grande Professore Alfonso Archi. All’epoca non facevo questo mestiere per una necessità economica dato che avevo un’assegno di ricerca da entrambi i governi siriano e italiano. Nel 2010 non fu rinnovato il mio assegno e mi trovavo in difficoltà economica e cominciai a cercare un lavoro per la sopravvivenza come la maggior parte dei giovani in Italia.

Non speravo minimamente di trovare un lavoro che corrispondesse alla mia specializzazione accademica (Filologia e Interlinguistica del Vicino oriente antico). È un campo strettamente teorico e legato al settore di ricerca che non viveva e non vive tuttora il suo periodo d’oro in Italia.

Dunque, decisi di espandere la mia attività come insegnante di Arabo in vari istituti e scuole di lingue oltre alle lezioni private.

Il momento cruciale era quando mi contattò una scuola di lingue a domicilio e mi mandò da una famiglia Italo-libanese per insegnare l’arabo a due bambini di 8 e 5 anni. I genitori volevano che i loro figli non perdessero il contatto con la loro cultura e lingua d’origine. Da quel momento lì iniziai a intraprender questo settore, cioè insegnare la lingua e la cultura araba ai bambini della seconda e terza generazione dei immigrati e ai bambini delle famiglie miste e italiane. Sono bambini e adolescenti bilingue e polilingue, parlano Italiano, Arabo, Francese, Inglese, Tedesco. Alcuni sono nati in Italia, altri in Francia ,America, Svezia …, grazie a loro che hanno dato vita e bellezza a un lavoro iniziato per sopravvivere e diventato una passione e una professione.

Contemporaneamente, iniziai a insegnare l’Arabo ai adulti e giovani italiani appassionati di cultura araba o seguono la lingua per motivi professionali tra cui avvocati, dirigenti, liberi professionisti, artisti, studenti universitari…

Sono grata a tutti miei studenti e alluni che mi fanno vivere la mia lingua e cultura quotidianamente e sono grata anche alla lingua italiana che con la sua bellezza mi ha accolta come pensiero e cultura.

Sebhiye & Timsaiye(Incontri mattutini e serali al femminile)

E’ un altro rito sociale, a me molto caro e affascinante, legato al mondo femminile in Siria. Le donne, soprattutto nelle grandi città come Damasco, Aleppo, Lattakia, Hamah, Homs e altre, tra amiche e parenti e conoscenze si incontrano settimanalmente o mensilmente a casa di una di loro. Ciascuna le tocca il suo turno e ciascuna deve dimostrare la sua insuperabile capacita di ospitalità.

L’ incontro è un evento di musica, canto, danza, sfilate di moda, chiacchiere, pettegolezzi, combinare matrimoni, presentazione degli ultimi piati e ricette di cucina, affrontare i seri problemi a tema sociale come divorzio e fidanzamento e atti di beneficenza… ,

Le donne in questo evento sono le senatrici della loro comunità.

شاميّات

Na’im Isma’il 1960

I diritti della donna in Siria prima della guerra civile 

Hilinyasar Abbas 

Le condizioni generali della donna sono inevitabilmente legate alle idee sulla donna stessa, sulla famiglia, sui rapporti tra uomo e donna, radicate nella cultura e nella società; nel nostro caso, si tratta di una società estremamente basata su una complessità di tradizioni e religioni, in modo che le concezioni sociali rappresentino sia il patrimonio collettivo storico di costumi sociali sia gli ordini storici religiosi. Perciò, quando si deve parlare dell’emancipazione della donna in Siria, si deve distinguere tra la sua emancipazione nella sfera pubblica e quella nella sfere privata. Mentre la donna in Siria è riuscita a realizzare la sua presenza in tutti i settori del lavoro, i suoi diritti nella sua sfera privata come donna continuano ad essere violati. Prima di parlare delle tante forme di violazione di diritti della donna nel mio paese, vorrei citare alcune date importanti della storia della loro emancipazione.

1. il riconoscimento del diritto di voto alle donne siriane fu nel 1949.

2. il diritto di accedere agli uffici pubblici ed alle cariche elettive fu nel 1950.

3. la Costituzione siriana dell’anno 1970” Lo Stato garantisce alle donne pari opportunità che permettano loro di partecipare attivamente alla vita politica, sociale, culturale ed economica del paese. Lo Stato rimuove ogni ostacolo che impedisce il sviluppo delle donne e la loro partecipazione per costruire la società siriana”.

Fino al 2011, il 40% della forza del lavoro (incluso il lavoro agricolo) e dei salariati sono donne e in alcuni settori come l’insegnamento, Sanità, la percentuale arriva al 60/70%. Nel parlamento, la presenza della donna tra il 12 e il 17%. Nelle forze armate e la polizia tra il 3 e il 5 %. Nel corpo diplomatico, le donne sono il 10%. Nel poter esecutivo: il Vicepresidente della Repubblica per lungo periodo era una donna e erano tre o due ministri con portafoglio le donne nei governo precedenti. Per quello che riguarda la Magistratura, le donne sono 15% dei magistrati e 20% degli avvocati. Il 50% dei laureati universitari sono delle donne. Certo, tali dati rappresentano un lungo percorso nell’emancipazione della donna in Siria e non voglio assolutamente negare o sottovalutare anni e anni di sacrifici e di lotta, ma temo che siano dei dati ingannevoli perché la realtà è del tutto diversa. E malgrado le apparenze di libertà o uguaglianza, le donne siriane, che siano musulmane o cristiane, sono ancora sottomesse agli ordini degli uomini e del clero. Perché la stessa società che in qualche modo riconosce alla donna i suoi diritti di lavoro, le nega i suoi diritti nella sua sfera privata, nel suo ESSERE donna, nel suo essere moglie e nei suoi rapporti con l’uomo.

La Siria nel 1953 è stato il primo paese arabo a promulgare una legge generale sullo Statuto Personale, che corrisponde al ”Diritto di famiglia”, ma purtroppo è stato basato fortemente sulle tradizioni sharaitiche, dunque la shari‘a secondo un’interpretazione cosiddetta riformista. Qui devo sottolineare che Il Codice di Statuto Personale siriano, CSPs., rinvia ai diritti confessionali, cioè il diritto applicabile ai musulmani siriani con alcune diverse interpretazioni riguardante alcune confessioni del islam, mentre le diverse comunità cristiane seguono il loro proprio diritto confessionale.

Violazioni di diritti della donna in una legislazione discriminatoria:

  1. la verginità femminile: nonostante in Siria “secondo il PCSs” non rappresenti un requisito per la validità del matrimonio, o un motivo per il ripudio, rappresenta per l’intera società siriana, musulmana o cristiana che sia, una condizione fondamentale per la nubile la quale in tanti casi paga con la morte l’eventuale difetto. Tale concetto è legato fortemente ai delitti d’onore che oltre ad essere giustificati e benedetti socialmente, sono sostenuti giuridicamente. Perché in Siria come in tutto il mondo arabo ancora fin oggi la verginità femminile rappresenta l’onore storico della famiglia e della società.
  2. la figura del tutore nel CSPs. la donna Siriana in generale e quella  musulmana in particolare – anche se ha 50 anni – è sempre considerata come minore. Rimane a tempo indefinito sotto la tutela di un uomo: padre, sposo, fratello, ecc.
  3. CSPs non abroga né la poligamia né il ripudio, anche se prevede la possibilità di inserire nel contratto di matrimonio la clausola di monogamia e richiede il consenso obbligatorio della prima moglie o la previa autorizzazione da parte del giudice sia per la poligamia che per il ripudio, andando così a intaccare la posizione di preminenza tradizionalmente attribuita all’uomo. Dobbiamo precisare che la clausola di monogamia ,di cui si è parlato prima, non abroga la poligamia, ma semplicemente offre alla moglie la possibilità di chiedere il divorzio nel caso in cui la clausola di monogamia verrà violata dal marito.
  4. considerare proibito il matrimonio di una musulmana con un non musulmano salvo che si converta all’Islam.
  5. Il diritto di divorzio alle donne è concesso qualora: sia comprovata l’ incapacità sessuale o mentale dal marito, oltre la sua insufficienza economica nel mantenimento della moglie, solo però all’avvenuta rinuncia totale da parte della moglie ai tutti i benefici patrimoniali derivanti dallo scioglimento del matrimonio incluso il donativo nuziale, Mahr. Inoltre, quello che paga per tutte le conseguenze economiche e morali del divorzio sono le donne. La donna divorziata nella società siriana è considerata spesso colpevole e di poco onoro. In alcuni casi, lo statuto divorziata impedisce la sua portatrice ad accedere nell’ambito lavorativo. Un’altra conseguenza del divorzio è la questione del diritto alla custodia dei figli minori, la donna divorziata perde la custodia dei figli nel caso di un secondo matrimonio o quando il figli raggiungono una certa età: 13 anni per il maschio e 15 anni per la femmina. E spesso, per l’assenza di garanzie dal punto di vista dell’alloggio o di un eventuale mantenimento a favore della madre o della persona che si occupa della custodia dei figli e dunque le difficoltà socio- economiche, le donne divorziate sono costrette a rinunciare al loro diritto alla custodia dei figli. Cosi il 95% delle donne divorziate torna a vivere o con i genitori o con i fratelli maschi. Cosi si inizia un altro percorso di violazioni di diritti. Per quello che riguarda l’eredità in alcune confessioni dell’Islam, due figlie ereditano tanto quanto il figlio maschio.
  6. L’uomo può trasmettere la nazionalità alla moglie straniera e ai figli ma la donna siriana no.
  7. La violenza domestica, inclusa quella coniugale, violenza verbale, psicologica, economica contro le donne è una normale componente del tessuto culturale nella società siriana e non viene identificata come tale neppure dalle sue vittime. Inoltre, lo stupro da parte del marito,è ancora perfettamente legale. Esistano infatti sanzioni per gli stupri contro le donne secondo il codice penale, peccato che però la pena cade nel momento in cui lo stupratore si sposa con la vittima. Socialmente, La donna stuprata viene considerata “meretrice” perciò nella maggior parte dei casi di violenza sessuale, le donne preferiscono stare in silenzio.
  8. L’adulterio non viene sanzionato equamente: la donna che commette il reato è passibile di 2 anni di carcere mentre per l’uomo la sanzione prevede due mesi di carcere e un ammenda.

Purtroppo, tutti i tentativi dei liberalisti e laici e di alcuni leader siriani per cambiare radicalmente il CSPs e altre leggi discriminatorie sono stati soffocati dalle correnti socio- politiche anti-moderniste e quelle fondamentaliste. La cosa preoccupante è che negli ultimi anni i diritti della donna siriana sono minacciati proprio dalle forze socio-politiche islamiche e si rischia veramente di perdere anche quel poco di diritti finora acquisiti causando un definitivo collasso della condizione femminile in un paese considerato fra i paesi più progressisti dell’area mediorientale in termini di diritti di genere. Nonostante la Siria ha ufficialmente aderito alla Comitato per l’Eliminazione della discriminazione contro le donne CEDAW nel 2002, le riserve riguardante gli articoli 2; 9(sezione 2); 15(sezione 4); 16(sezione 1,2); 29, sono incompatibili con l’obiettivo stesso del Comitato, dunque un’altra sconfitta.

Tuttavia, rimane la più dolorosa sconfitta nel percorso dell’emancipazione della donna in generale la coscienza e la percezione stessa che la donna ha di sé: la percezione del proprio ESSERE, del proprio CORPO, del proprio rapporto che la donna ha con se stessa e con l’uomo; esse sono in assoluto dei concetti immaturi nella mentalità collettiva femminile. In ogni caso, non è più giustificabile secondo me questo statuto permanente di coscienza immatura anzi, di NON coscienza che la donna continua ad avere di Sé…

Segue…… 

I diritti della donna in Siria prima della guerra civile

Hilinyasar Abbas

 parte I

Le condizioni generali della donna sono inevitabilmente legate alle idee sulla donna stessa, sulla famiglia, sui rapporti tra uomo e donna, radicate nella cultura e nella società; nel nostro caso, si tratta di una società estremamente basata su una complessità di tradizioni e religioni, in modo che le concezioni sociali rappresentino sia il patrimonio collettivo storico di costumi sociali sia gli ordini storici religiosi. Perciò, quando si deve parlare dell’emancipazione della donna in Siria, si deve distinguere tra la sua emancipazione nella sfera pubblica e quella nella sfere privata. Mentre la donna in Siria è riuscita a realizzare la sua presenza in tutti i settori del lavoro, i suoi diritti nella sua sfera privata come donna continuano ad essere violati. Prima di parlare delle tante forme di violazione di diritti della donna nel mio paese, vorrei citare alcune date importanti della storia della loro emancipazione.
1.  il riconoscimento del diritto di voto alle donne siriane fu nel 1949.

2.  il diritto di accedere agli uffici pubblici ed alle cariche elettive fu nel 1950.

3. la Costituzione siriana dell’anno 1970” Lo Stato garantisce alle donne pari opportunità che permettano loro di partecipare attivamente alla vita politica, sociale, culturale ed economica del paese. Lo Stato rimuove ogni ostacolo che impedisce il sviluppo delle donne e la loro partecipazione per costruire la società siriana”.
Fino al 2011, il 40% della forza del lavoro (incluso il lavoro agricolo) e dei salariati sono donne e in alcuni settori come l’insegnamento, Sanità, la percentuale arriva al 60/70%. Nel parlamento, la presenza della donna tra il 12 e il 17%. Nelle forze armate e la polizia tra il 3 e il 5 %. Nel corpo diplomatico, le donne sono il 10%. Nel poter esecutivo: il Vicepresidente della Repubblica per lungo periodo era una donna e erano tre o due ministri con portafoglio le donne nei governo precedenti. Per quello che riguarda la Magistratura, le donne sono 15% dei magistrati e 20% degli avvocati. Il 50% dei laureati universitari sono delle donne. Certo, tali dati rappresentano un lungo percorso nell’emancipazione della donna in Siria e non voglio assolutamente negare o sottovalutare anni e anni di sacrifici e di lotta, ma temo che siano dei dati ingannevoli perché la realtà è del tutto diversa. E malgrado le apparenze di libertà o uguaglianza, le donne siriane, che siano musulmane o cristiane, sono ancora sottomesse agli ordini degli uomini e del clero. Perché la stessa società che in qualche modo riconosce alla donna i suoi diritti di lavoro, le nega i suoi diritti nella sua sfera privata, nel suo ESSERE donna, nel suo essere moglie e nei suoi rapporti con l’uomo.
La Siria nel 1953 è stato il primo paese arabo a promulgare una legge generale sullo Statuto Personale, che corrisponde al ”Diritto di famiglia”, ma purtroppo è stato basato fortemente sulle tradizioni sharaitiche, dunque la shari‘a secondo un’interpretazione cosiddetta riformista. Qui devo sottolineare che Il Codice di Statuto Personale siriano, CSPs., rinvia ai diritti confessionali, cioè il diritto applicabile ai musulmani siriani con alcune diverse interpretazioni riguardante alcune confessioni del islam, mentre le diverse comunità cristiane seguono il loro proprio diritto confessionale.

Segue …..

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Mahmud Hammad 1958 Siria
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Michel Kercha 1953 Siria
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Michel Almir 1953 Siria